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Gli adolescenti e la partecipazione civica.

Gli adolescenti e la partecipazione civica.

Impegnati per la propria comunità, lontani dai partiti

18 Settembre 2025
in News
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01/ Introduzione

Un “urlo di speranza”. Questo è l’importante segnale e la richiesta implicita – ma nemmeno troppo – che, in filigrana, sembra emergere dalle diverse risposte all’indagine dell’Osservatorio “Giovani e Futuro” di IUSVE sulla voice e sulla partecipazione degli adolescenti in Italia, promossa in occasione del 35° anniversario dalla firma della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 (CRC), e oggetto del presente contributo.

Dall’indagine è possibile cogliere questa forte e chiara domanda (come un urlo, per l’appunto) che le ragazze e i ragazzi intervistati lanciano nelle loro risposte, chiedendo di avere occasioni e spazi per essere ascoltati e poter esprimere la propria opinione, contribuendo così alla creazione di un futuro possibile che li riguarda, a partire dalle situazioni più prossime, legate a decisioni che devono essere prese nella comunità in cui vivono.

Nei primi passi che hanno portato a questa indagine, come ricercatori abbiamo provocato e stressato la nostra domanda di ricerca chiedendoci se la CRC possa essere ancora e davvero uno stimolo e un faro per poter lavorare con e per i diritti delle ragazze e dei ragazzi o non risulti ormai solo un documento-talismano, da usare nei momenti e nei luoghi decisionali giusti come leva nei momenti di incertezza decisionale sulle questioni che hanno per soggetto i minori d’età.

Critiche che sperimentiamo spesso anche nei dialoghi nelle nostre aule universitarie, quando gli studenti e le studentesse, incontrando per la prima volta la CRC e, più in generale, ogni documento internazionale sui diritti umani, manifestano spesso rabbia e incomprensione di fronte a quella che appare come una incolmabile distanza fra il dramma concreto che popola e devasta diverse zone del Pianeta e la teoria dei diritti umani.

Si tratta di provocazioni e critiche che stimolano sicuramente la riflessione intorno a modalità e strumenti per fare in modo che i diritti umani possano essere tradotti nella realtà concreta: non è sufficiente, infatti, l’esistenza di un documento, pur con valenza normativa, per rendere vivi, concreti ed effettivi nella pratica quotidiana i principi che contiene.

Nello specifico della CRC, questa riflessione critica preliminare ci ha anche stimolati a interrogarci sul ruolo che gli adulti rivestono nella diffusione dei valori e dei principi generali della CRC: non è sufficiente, infatti, stabilire o ribadire che è importante ascoltare i minori di età, ma è importante che l’ascolto sia un volano per attivare in loro la consapevolezza di poter dare un contributo concreto. “From voice to choice” (da voice alla possibilità di scegliere) è l’appello ad un cambiamento di registro e postura, indispensabile per poter concretizzare la richiesta di essere ascoltati degli adolescenti e in cui anche l’adulto viene chiamato in causa, come ben ricordato anche dal report prodotto dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGIA).

Un ulteriore passo avanti nella radicale revisione della visione che aveva storicamente individuato nell’infanzia una fase della vita umana, che necessita per lo più di tutela e protezione da parte del mondo adulto, incamminati sempre più decisamente nello sviluppo e nel consolidamento di un nuovo paradigma che individua in bambine e bambini, ragazze e ragazzi dei «[…] soggetti capaci, dotati di conoscenze e diritti, come “esseri umani” con capacità e desideri diversi e in evoluzione rispetto agli adulti. Come esseri umani, bambini, bambine e adolescenti dovrebbero essere rispettati qui e ora, piuttosto che enfatizzare il loro ruolo come “un investimento nel futuro”» (2024, p.16).

Un profondo cambio di mentalità, quindi, mosso a partire dalla revisione del modello di socializzazione dell’infanzia, che ha portato sul piano teorico al riconoscimento della capacità di agency ai bambini e alle bambine (e alla nascita dei Childhood Studies) e, dal punto di vista giuridico, ha consentito di riconoscere i minori di età come soggetti di diritti, slegandosi dalle tradizionali concezioni della minore età come “minorità”.

Ancora una volta appare evidente come la CRC sia il bilancere di due visioni opposte ma non incompatibili tra di loro: quella di un’infanzia bisognosa di protezione, dunque vulnerabile, e quella capace di poter prendere decisioni che in autonomia e manifestando una certa volontà. Come ricordava Michael King: «sono proprio questi due concetti apparentemente inconciliabili di autonomia del bambino, da un lato, e di benessere del bambino, dall’altro, che entrano congiuntamente nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino» (King 1999, p. 231). La nostra indagine si inserisce proprio in questa ambivalenza, volendo consultare i ragazzi e le ragazze che si apprestano a “uscire dalla tutela della Convenzione” al fine di poter comprendere meglio quali forme assume la loro voice, quali sono le istanze che essi ritengono importanti nella loro vita quotidiana e quali sono le rappresentazioni del mondo in cui viviamo.

La loro istanza appare chiara: serve dare spazio per le istanze dei più giovani. Lo chiede la maggior parte degli intervistati (87%).

Non si tratta, quindi, solamente di valorizzare la voice, ma di concretizzare entrambi i livelli di ascolto e partecipazione indicati dall’articolo 12 della Convenzione ONU.

GLI ADOLESCENTI E LA PARTECIPAZIONE CIVICA. IMPEGNATI PER LA PROPRIA COMUNITA’, LONTANI DAI PARTITIDownload
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